Migliori corsi di disegno nel 2026 per imparare da zero
Imparare a disegnare da zero è questione di metodo, non di dono: linea, proporzioni, chiaroscuro e prospettiva allenati con costanza. Questa guida confronta i corsi giusti per tecnica e obiettivo.
In breve
Una guida ai corsi di disegno per principianti, con i fondamentali, le tecniche a confronto e due percorsi a colore di Mitch Sanna.
Indice · 12 sezioni
- Come si impara a disegnare da zero: i fondamentali
- Come nasce un disegno, passo per passo
- Le tecniche di disegno: dalla matita al colore
- I materiali essenziali per partire da zero
- Un percorso per principianti, settimana dopo settimana
- Gli errori più comuni quando si impara a disegnare
- Come trasformare la pratica in un'abitudine
- Disegnare dal vero o copiare da una fotografia
- Su quali soggetti fare pratica per vedere progressi
- Come scegliere il miglior corso di disegno per tecnica e obiettivo
- I migliori corsi di disegno a confronto: marker e gouache con Mitch Sanna
- Dove approfondire e come iniziare oggi
Scegliere tra i migliori corsi di disegno nel 2026 vuol dire soprattutto capire da dove si parte. Imparare a disegnare da zero non è questione di talento innato, ma di poche abilità concrete allenate con metodo: vedere le forme, misurarle, tradurle in segno sulla carta. Un buon corso ti mette in mano queste abilità una alla volta, con esercizi che puoi ripetere ogni giorno.
In questa guida mettiamo in fila il percorso che un principiante segue davvero: prima i fondamentali del disegno, poi le tecniche (dalla matita ai pennarelli fino al colore), poi un criterio per scegliere il corso adatto al tuo obiettivo. Alla fine confrontiamo due corsi pensati per chi vuole passare presto alla pratica e al colore, con una tabella e un quadro onesto di pregi e limiti.
Niente scorciatoie magiche, niente promesse. Il disegno si costruisce come una lingua: all'inizio balbetti, poi le parole diventano frasi. Vediamo come arrivarci nel modo più breve e meno frustrante possibile.
Come si impara a disegnare da zero: i fondamentali
Chi inizia pensa che disegnare significhi avere la mano ferma. In realtà la mano ferma arriva dopo, da sola. Quello che fa la differenza è l'occhio: la capacità di osservare un oggetto e capire come è fatto prima di provare a riprodurlo. I fondamentali sono quattro, e quasi tutti i corsi seri ruotano attorno a questi.
La linea e il gesto
Tutto parte dal segno. La linea di contorno definisce il bordo di una forma, mentre la linea di gesto cattura il movimento e l'energia di una posa in pochi tratti veloci. Un esercizio classico è il disegno di contorno cieco: guardi l'oggetto, non il foglio, e segui il profilo con la matita senza staccarla. Esce storto, è normale. Serve a sincronizzare occhio e mano, non a produrre un bel disegno.
Poi si passa alle linee costruttive: assi, ellissi, scatole che racchiudono l'oggetto prima dei dettagli. Un bicchiere diventa un cilindro, una testa diventa una sfera schiacciata. Chi salta questa fase finisce per copiare pezzi staccati che non stanno insieme.
Le proporzioni e la misurazione
Le proporzioni sono il rapporto tra le parti. Un naso troppo lungo, un braccio troppo corto: quasi sempre l'errore non è nel dettaglio, ma nella misura rispetto al resto. Il metodo più diffuso è la misurazione con la matita a braccio teso, usando il pollice per segnare una lunghezza di riferimento e confrontarla con le altre.
Un altro strumento utile è la griglia: si divide il soggetto e il foglio in riquadri uguali e si riporta ciò che si vede riquadro per riquadro. È una stampella, ma per i primi mesi aiuta a non perdersi. L'obiettivo resta imparare a misurare a occhio, senza supporti.
Il chiaroscuro e il valore
Il chiaroscuro è ciò che trasforma un contorno piatto in un volume che sembra uscire dal foglio. Qui conta il valore tonale, cioè quanto è chiaro o scuro un punto, indipendentemente dal colore. Un esercizio fondamentale è la scala di grigi: dal bianco della carta al nero più fitto, cinque o sei gradini intermedi fatti a matita.
Poi si studia la luce su una forma semplice, di solito una sfera: luce diretta, mezzatonо, ombra propria, riflesso, ombra portata. Capire questi cinque elementi su una palla significa saperli ritrovare su una mela, su un volto, su un panneggio. La sfumatura morbida e il passaggio netto tra le zone sono due linguaggi diversi, e un corso valido ti fa provare entrambi.
La prospettiva
La prospettiva spiega perché le cose lontane sembrano piccole e i binari sembrano chiudersi all'orizzonte. Si parte dalla prospettiva a un punto di fuga, utile per corridoi e strade frontali, poi due punti per gli angoli degli edifici, infine tre punti per le vedute dall'alto o dal basso. Non serve diventare architetti: basta capire la logica per non disegnare tavoli che "scivolano" e stanze che non stanno in piedi.
Questi quattro pilastri — linea, misura, valore, spazio — valgono per qualunque tecnica. Chi li possiede può disegnare a matita oggi e a pennarello domani senza ricominciare da capo. Ecco perché un corso che li tratta esplicitamente vale più di uno che insegna solo "a copiare un disegno carino".
Come nasce un disegno, passo per passo
Vedere i fondamentali applicati tutti insieme aiuta a capire come lavora chi disegna. Immagina di avere davanti una semplice natura morta: una bottiglia e una mela su un tavolo, con una luce laterale. Un principiante tende a partire dal contorno della mela e a finirla prima di toccare il resto. Un approccio più solido procede in un altro ordine, per strati.
- Prima l'ingombro generale: dove cadono gli oggetti nel foglio, quanto spazio occupano, quanta aria lasciare intorno. Pochi tratti leggeri, nessun dettaglio.
- Poi le forme di base: la bottiglia come cilindro con un collo, la mela come sfera leggermente schiacciata. Si verificano i rapporti: la bottiglia è quante mele di altezza?
- Quindi le linee costruttive e gli assi, per controllare che tutto stia dritto e sullo stesso piano del tavolo.
- A questo punto si guarda la luce: da dove arriva, dove cadono le ombre proprie e quelle portate sul tavolo. Si segnano appena le zone scure.
- Infine il lavoro di valori, dal grigio medio verso i neri più profondi, lasciando intatta la carta nei punti di massima luce. I dettagli — un riflesso sul vetro, il picciolo della mela — arrivano per ultimi.
Questo ordine non è un capriccio. Lavorare dal generale al particolare permette di correggere gli errori quando costano poco, cioè all'inizio, invece di scoprirli a disegno quasi finito. Spostare una mela di due centimetri quando è ancora un cerchio leggero è un attimo; spostarla quando l'hai già rifinita significa ricominciare. Lo stesso principio vale a colori: con i pennarelli e la gouache si pianifica prima dove resteranno le luci, perché tornare indietro è difficile o impossibile.
Un corso ben strutturato ti fa interiorizzare proprio questa sequenza, ripetendola su soggetti sempre diversi finché diventa automatica. Quando l'ordine di lavoro diventa naturale, smetti di pensare "come faccio" e cominci a pensare "cosa voglio dire". È lì che il disegno inizia a essere tuo.
Le tecniche di disegno: dalla matita al colore
Dopo i fondamentali arriva la domanda pratica: con cosa disegno? Ogni strumento ha una sua logica, una curva di apprendimento e un tipo di risultato. Conoscere le differenze aiuta a non comprare materiali sbagliati e a scegliere corsi coerenti con ciò che vuoi ottenere.
La matita e il carboncino
La matita grafite è il punto di partenza naturale. Costa poco, si cancella, perdona gli errori e permette di concentrarsi su linea e chiaroscuro senza pensare al colore. Le gradazioni vanno dalle H (dure e chiare) alle B (morbide e scure): una HB per impostare, una 2B e una 4B per le ombre coprono quasi tutto all'inizio.
Il carboncino è il passo successivo per chi vuole valori profondi e gesti ampi. Sporca, è difficile da controllare, ma insegna a pensare per masse di luce e ombra invece che per linee. Molti corsi di figura lo introducono proprio per rompere l'abitudine al segno timido.
I marker: colore rapido e deciso
I marker a base alcol sono diventati lo strumento preferito di chi fa illustrazione, moda, design di prodotto e concept. Asciugano in fretta, si stratificano e permettono sfumature pulite se si lavora "bagnato su bagnato", cioè prima che lo strato sotto si asciughi. Richiedono carta apposita, liscia e compatta, altrimenti l'inchiostro sbava e passa dall'altro lato.
La sfida principale è che il pennarello non si cancella: ogni tratto è una decisione. Per questo si disegna prima a matita leggera, si pianificano le zone di luce (che restano il bianco della carta) e si procede dal chiaro allo scuro. Un corso dedicato ai pennarelli insegna proprio questa pianificazione, più che l'uso meccanico dello strumento.
La gouache: il colore opaco che copre
La gouache è un colore ad acqua opaco, a metà strada tra acquerello e tempera. A differenza dell'acquerello, copre: puoi stendere il chiaro sopra lo scuro, correggere, costruire a strati. È amata da illustratori e da chi dipinge dal vero perché asciuga velocemente e dà colori pieni e vellutati. Si diluisce con acqua, si riattiva anche da asciutta, e con poca attrezzatura dà risultati sorprendenti.
Imparare la gouache significa soprattutto imparare a mescolare i colori e a dosare l'acqua: troppa e diventa trasparente, troppo poca e si screpola. È una tecnica che premia chi ha già capito il valore tonale, perché il colore senza una buona struttura di luci e ombre resta piatto.
Altre strade: digitale, acquerello, inchiostro
Il disegno digitale su tavoletta sta crescendo, ma per un principiante rischia di aggiungere complicazioni tecniche (software, livelli, pennelli infiniti) a un problema che è già di osservazione. L'acquerello è affascinante ma meno indulgente. L'inchiostro con pennino o penna tecnica è ottimo per chi ama il segno netto. La regola pratica resta una: scegli una tecnica, dalle qualche mese, evita di saltare da uno strumento all'altro ogni settimana.
I materiali essenziali per partire da zero
Un errore classico è spendere troppo prima di aver capito cosa serve davvero. Si comprano set enormi, pastelli di cento colori, carte costose, e poi il novanta per cento resta nel cassetto. Per iniziare serve pochissimo, e quel poco va scelto bene. La qualità dello strumento conta meno della sua coerenza: meglio tre matite che conosci a fondo che venti che non sai usare.
La carta è spesso sottovalutata. Per gli esercizi di segno va benissimo un blocco economico, ruvido al punto giusto per trattenere la grafite. Quando passi al colore cambia tutto: i pennarelli chiedono una carta liscia e abbastanza spessa da non lasciar passare l'inchiostro, mentre la gouache vuole una carta robusta che non si imbarchi con l'acqua. Usare la carta sbagliata è la causa numero uno di risultati deludenti anche quando la mano è corretta.
Per le matite, le sigle indicano la durezza della mina. Una buona base di partenza:
- Una HB per impostare i contorni leggeri.
- Una 2B per i grigi medi e i primi volumi.
- Una 4B o 6B per le ombre profonde.
- Una gomma pane, che si modella e schiarisce senza strappare la carta.
Il carboncino si aggiunge più avanti, quando vuoi lavorare per masse e gesti ampi. Per il colore, un piccolo set di pennarelli con una decina di toni ben scelti rende più di un set gigante con mille sfumature simili. Lo stesso vale per la gouache: i colori primari più il bianco e un paio di terre permettono di mescolare quasi tutto. La tabella riassume l'essenziale per ogni fase.
| Fase | Strumento principale | Supporto | Note |
|---|---|---|---|
| Segno e volume | Matite HB, 2B, 4B | Blocco schizzi ruvido | Gomma pane e temperino |
| Gesto ampio | Carboncino | Carta grande | Sporca, serve fissativo |
| Colore grafico | Pennarelli ad alcol | Carta liscia e compatta | Pochi toni ben scelti |
| Colore pittorico | Gouache base | Carta spessa | Primari, bianco, due terre |
La composizione dello spazio sul foglio è un altro materiale invisibile ma decisivo: lasciare aria attorno al soggetto, decidere dove cade il centro di interesse, evitare di incollare tutto a un bordo. Nessun pennarello costoso salva un disegno mal piazzato nella pagina.
Un percorso per principianti, settimana dopo settimana
La domanda più frequente è "quanto ci metto?". Nessuno può dirlo con precisione, perché dipende dal tempo e dalla costanza, non dal corso in sé. Però si può ragionare su un percorso realistico. Quello che segue è un esempio costruito a mano, con numeri ipotetici, solo per dare un'idea dell'impegno.
Esempio di pianificazione (numeri indicativi, non una garanzia di risultato): mettiamo che tu dedichi 4 ore a settimana, divise in sessioni da circa 40 minuti. In 12 settimane fanno 48 ore totali. Una ripartizione possibile:
- Settimane 1-3: linea, contorno cieco, forme di base. Circa 12 ore.
- Settimane 4-6: proporzioni e misurazione su oggetti semplici. Circa 12 ore.
- Settimane 7-9: chiaroscuro su sfera, cubo, cilindro. Circa 12 ore.
- Settimane 10-12: prima tecnica a colore (pennarello o gouache) su un soggetto facile. Circa 12 ore.
Sul fronte spesa, un corredo iniziale ipotetico resta contenuto: un blocco da schizzo intorno a 8 euro, un set di matite 3B-HB attorno a 6 euro, una gomma e un temperino sotto i 5 euro. Per il colore, un piccolo set di pennarelli base si trova intorno ai 25 euro, un set introduttivo di gouache attorno ai 20. Sono cifre d'esempio, variano molto per marca e negozio, ma mostrano che si parte con poco.
La tabella qui sotto riassume la stessa idea come scenario di progressione, utile per capire cosa aspettarsi a ogni blocco.
| Fase | Focus | Cosa sai fare alla fine | Ore d'esempio |
|---|---|---|---|
| Avvio | Linea e forme | Impostare un oggetto senza copiarlo a pezzi | 12 |
| Misura | Proporzioni | Confrontare le parti e correggere a occhio | 12 |
| Volume | Chiaroscuro | Dare profondità con i valori | 12 |
| Colore | Tecnica scelta | Un soggetto semplice finito a colore | 12 |
Il punto non è rispettare il calendario alla lettera, ma avere un ordine. Chi parte dal colore saltando linea e valore di solito si blocca, perché gli manca la struttura sotto. Chi procede per gradi vede progressi visibili già nel primo mese, e questo tiene alta la motivazione, che nel disegno è metà del lavoro.
Gli errori più comuni quando si impara a disegnare
Molti ostacoli non dipendono dalla difficoltà del disegno, ma da abitudini sbagliate che si installano nelle prime settimane. Riconoscerle in anticipo fa risparmiare mesi. Ecco quelle che tornano più spesso tra chi inizia da solo.
Disegnare quello che si sa, non quello che si vede
Il cervello conosce i simboli: un occhio è una mandorla, una casa è un quadrato con il tetto. Quando disegni "a memoria" riproduci questi simboli invece della realtà. L'antidoto è il disegno dal vero: avere l'oggetto davanti e costringersi a guardarlo più del foglio. Serve a spegnere il simbolo e accendere l'osservazione.
Partire dai dettagli invece che dall'insieme
Chi comincia da una ciglia o da un bottone finisce con un disegno fatto di pezzi che non combaciano. Il metodo corretto va dal generale al particolare: prima l'ingombro complessivo e i rapporti tra le masse, poi le suddivisioni interne, infine i dettagli. I dettagli sono la ciliegina, non le fondamenta.
Premere troppo sulla matita
Un segno pesante e definitivo fin dall'inizio impedisce di correggere e scava la carta. Meglio tratti leggeri, costruttivi, da rinforzare solo quando la forma è giusta. La pressione si aumenta alla fine, dove serve il nero più profondo.
Cancellare in continuazione
La gomma usata ogni due secondi interrompe il ritmo e genera frustrazione. Molti maestri consigliano di lasciare in vista le linee di ricerca: raccontano il processo e, con l'esperienza, diventano parte dello stile. La gomma serve a schiarire, non a inseguire la perfezione a ogni tratto.
Confrontarsi con chi disegna da dieci anni
Guardare lavori straordinari online motiva, ma paragonare i propri primi schizzi a quelli di un professionista demoralizza e basta. Il confronto utile è con te stesso di un mese fa. Per questo conviene datare e conservare i fogli: sono il metro di misura più onesto dei progressi.
Come trasformare la pratica in un'abitudine
La differenza tra chi migliora e chi si arrende raramente sta nel talento. Sta nella costanza. Il disegno è un'abilità motoria e percettiva, e come ogni abilità risponde alla ripetizione distribuita nel tempo molto più che alle sessioni-maratona occasionali. Venti minuti al giorno battono tre ore una volta a settimana.
Un modo semplice per non mollare è abbassare la soglia d'ingresso. Tenere un piccolo taccuino sempre a portata, disegnare la tazza del caffè, le mani, una pianta sul davanzale. Nessuna pressione di "fare un bel disegno": l'obiettivo è il chilometraggio, cioè la quantità di osservazione accumulata. I bei disegni arrivano come effetto collaterale.
Funzionano bene anche gli esercizi a tempo. Pose da trenta secondi per allenare il gesto, studi da dieci minuti per le luci e le ombre di un oggetto, schizzi da due minuti in fila per sciogliere la mano. Il timer toglie l'ansia della perfezione e sposta l'attenzione sul fare. Alternare soggetti diversi — oggetti, mani, scorci di stanza — mantiene vivo l'interesse e allena abilità complementari.
Infine, un corso ben fatto aiuta proprio qui: dà una struttura da seguire nei giorni in cui non sapresti cosa disegnare. Avere il compito pronto elimina la scusa più comune, quella del "non so da dove iniziare".
Disegnare dal vero o copiare da una fotografia
Una domanda che torna spesso riguarda la fonte: meglio avere l'oggetto davanti o lavorare da una foto? Le due pratiche non sono equivalenti e allenano cose diverse. Conoscerne i pro e i contro evita di prendere abitudini che poi costa fatica correggere.
Il disegno dal vero è più difficile ma insegna di più. L'oggetto reale ha profondità, la luce cambia, devi decidere tu cosa semplificare: è questo lavoro di scelta che costruisce la memoria visiva. La fotografia, al contrario, ha già appiattito lo spazio in due dimensioni e fissato la luce; copiarla è più comodo ma rischia di trasformarti in un riproduttore passivo di pixel, senza capire la forma sotto.
Questo non vuol dire che la foto sia da evitare. È preziosa per soggetti impossibili da tenere fermi, per studiare pose complesse, per lavorare quando non hai modelli a disposizione. La regola pratica è usarla come riferimento, non come stampo: guardare la foto per capire, poi disegnare interpretando, non ricalcando. Chi ricalca impara a ricalcare; chi interpreta impara a disegnare.
Per il colore vale lo stesso. Studiare dal vero una mela illuminata da una lampada insegna come il colore cambia nelle luci e nelle ombre molto più di qualsiasi tutorial. Non a caso le tecniche rapide come i pennarelli e la gouache nascono anche per catturare la realtà sul posto, in fretta, prima che la luce si sposti. Alternare le due fonti — dal vero quando puoi, da foto quando serve — è l'approccio più equilibrato per un principiante.
Su quali soggetti fare pratica per vedere progressi
Sapere cosa disegnare è metà del problema. Scegliere soggetti giusti, in ordine di difficoltà crescente, permette di allenare un'abilità alla volta senza scoraggiarsi. Ecco una progressione collaudata, dal più semplice al più impegnativo.
- Oggetti geometrici semplici: scatole, bottiglie, tazze. Allenano forma, misura e il passaggio di luce su superfici chiare.
- Nature morte di cucina: frutta, pane, un barattolo. Introducono materiali diversi — lucido, opaco, rugoso — e il colore se usi pennarelli o gouache.
- Piante e foglie: insegnano a semplificare il complesso senza disegnare ogni singola venatura.
- Mani e piedi: temutissimi, ma proprio per questo i più formativi. Le mani sono sempre disponibili come modello.
- Volti e ritratti: ultimo gradino, perché l'occhio è severissimo con i volti e perdona pochi errori di misura.
Un buon esercizio trasversale è disegnare lo stesso soggetto in modi diversi: una volta solo di contorno, una volta solo per masse di luce e ombra senza linee, una volta a colori. Lo stesso oggetto osservato con occhi diversi insegna più di tre oggetti nuovi copiati di fretta. Per il colore, cominciare da soggetti con pochi toni dominanti — un limone su un piano chiaro, una tazza rossa — evita di perdersi in mescolanze complicate fin dal primo giorno.
C'è poi il nodo del talento, che spaventa molti principianti. Una predisposizione aiuta, è innegabile, ma conta molto meno di quanto si creda. La maggior parte di ciò che chiamiamo talento è osservazione allenata e tanta pratica accumulata. Chi "non sa disegnare" quasi sempre non ha mai disegnato con metodo, non è privo di capacità. È una buona notizia: significa che il margine di miglioramento dipende soprattutto da quanto e come ti eserciti, non da un dono ricevuto alla nascita.
Come scegliere il miglior corso di disegno per tecnica e obiettivo
Non esiste "il corso migliore in assoluto", esiste quello giusto per te in questo momento. La scelta si fa incrociando due cose: la tecnica che vuoi imparare e l'obiettivo che hai in testa. Un corso di ritratto a matita e uno di illustrazione a pennarello sono entrambi ottimi, ma per persone diverse.
Prima di comprare, conviene controllare alcuni punti concreti. Il corso parte davvero da zero o dà per scontati i fondamentali? È legato a una tecnica precisa o promette "tutto"? Mostra esercizi pratici da rifare, oppure solo dimostrazioni dell'autore? Un programma onesto dichiara a chi si rivolge e cosa non tratta. Diffida di chi garantisce risultati rapidi: il tempo lo mette la pratica, non il video.
La tabella seguente aiuta a tradurre un obiettivo in una tecnica e in ciò che dovresti cercare nel programma.
| Obiettivo | Tecnica consigliata | Cosa deve esserci nel corso |
|---|---|---|
| Capire i fondamentali | Matita grafite | Linea, misurazione, scala di valori, esercizi ripetibili |
| Illustrazione e colore rapido | Pennarelli ad alcol | Pianificazione delle luci, stratificazione, carta adatta |
| Dipingere con colore pieno | Gouache | Mescolanza, dosaggio dell'acqua, lavoro a strati |
| Ritratto realistico | Matita e carboncino | Proporzioni del volto, chiaroscuro, studio dal vero |
| Spazi e ambienti | Matita e inchiostro | Prospettiva a uno e due punti, composizione |
Un ultimo criterio riguarda il formato. Un corso breve e verticale, concentrato su una tecnica, è spesso più utile di un mega-programma che tocca tutto senza approfondire nulla. Per chi inizia, un percorso che porta a finire un disegno vero — non solo esercizi — aiuta a vedere il risultato e a non mollare.
Imparare a disegnare online: cosa funziona e cosa no
Il video ha un vantaggio enorme per il disegno: puoi mettere in pausa, tornare indietro, rivedere il gesto della mano quante volte vuoi. In un'aula il maestro traccia una linea una volta sola; in un video la osservi al rallentatore. Per imparare una tecnica manuale questa possibilità vale molto, soprattutto nelle fasi in cui conta capire come si tiene lo strumento o come si stende un colore.
Il rovescio della medaglia è l'assenza di correzione diretta. Nessuno guarda il tuo foglio e ti dice dove la misura è sbagliata. Qui la disciplina la devi mettere tu: confrontare spesso il tuo esercizio con il modello proposto, fotografarlo e guardarlo capovolto o a specchio per scoprire gli errori che l'occhio abituato non vede più. Il trucco del disegno riflesso è vecchio quanto l'arte e smaschera subito le asimmetrie.
Per questo i corsi online più efficaci per chi parte da zero sono quelli che propongono esercizi chiari e ripetibili, con un risultato atteso con cui confrontarsi, invece delle sole dimostrazioni dell'autore. Guardare un illustratore bravo che crea un capolavoro è ispirante, ma non insegna a fare: insegna a invidiare. Fa la differenza avere compiti concreti e sapere cosa dovresti ottenere a ogni passo. Un formato così trasforma lo schermo in una vera palestra, non in un intrattenimento.
I migliori corsi di disegno a confronto: marker e gouache con Mitch Sanna
Tra i corsi pensati per passare presto alla pratica e al colore, due proposte di Mitch Sanna si concentrano su altrettante tecniche richieste da chi fa illustrazione: i pennarelli e la gouache. Sono percorsi verticali, cioè ciascuno affronta una sola tecnica in profondità, ed è questo il loro punto di forza per chi ha già masticato i fondamentali e vuole aggiungere il colore.
Il primo è dedicato al disegno con i marker, lo strumento tipico di illustratori, designer e di chi lavora a schizzi veloci e puliti. Il secondo lavora sulla gouache, il colore opaco che copre e permette di costruire a strati. Entrambi partono dall'idea che il colore vada pianificato, non improvvisato.
Puoi vedere le schede complete qui: Corso di Disegno con i Marker e Corso di Disegno con Gouache.
A chi è adatto ciascuno
Il corso sui pennarelli è indicato per chi vuole un colore rapido, deciso, con sfumature pulite: utile per illustrazione, moda, design di prodotto, concept art e sketch urbani. Chiede un minimo di dimestichezza con il segno, perché il pennarello non si cancella e ogni tratto conta. Chi ama decidere in fretta e vedere subito il risultato ci si trova bene.
Il corso di gouache parla invece a chi preferisce il colore pieno e la possibilità di correggere a strati, più vicino alla pittura che al disegno puro. È una buona scelta per chi vuole colori vellutati, nature morte, illustrazioni editoriali, e per chi già ragiona in termini di luci e ombre e vuole portarlo nel colore. Richiede un po' di pazienza nella mescolanza e nel dosaggio dell'acqua.
In breve: pennarelli per velocità e segno grafico, gouache per materia e profondità. Molti illustratori finiscono per usarli entrambi, ma per iniziare conviene concentrarsi su uno.
Entrambi i percorsi presuppongono che tu abbia già un minimo di dimestichezza con le forme di base e con la lettura di luci e ombre. Non sono corsi di fondamenti puri: sono tecniche di colore. Se parti davvero da zero assoluto, ha senso dedicare qualche settimana alla matita e agli esercizi di osservazione descritti sopra, e poi arrivare a questi corsi con una base che permette di concentrarsi sullo strumento invece che sulla forma. Chi arriva con quella base trova in questi programmi una via rapida per aggiungere il colore al proprio disegno, senza disperdersi tra mille tecniche.
Tabella di confronto
| Aspetto | Disegno con i Marker | Disegno con Gouache |
|---|---|---|
| Formatore | Mitch Sanna | Mitch Sanna |
| Tecnica | Pennarelli ad alcol | Colore ad acqua opaco |
| Tipo di risultato | Segno grafico, sfumature pulite | Colore pieno, strati coprenti |
| Si corregge? | Poco: ogni tratto è definitivo | Sì: si copre e si rilavora |
| Materiali tipici | Marker, carta liscia e compatta | Gouache, pennelli, carta spessa |
| Adatto a | Illustrazione e sketch veloci | Illustrazione pittorica, nature morte |
| Prezzo indicativo | 16€ | 16€ |
Come si vede, i due corsi non competono tra loro: rispondono a esigenze diverse. La scelta dipende dal tipo di immagine che hai in mente e da quanta libertà di correzione vuoi avere mentre impari.
Pregi e limiti dei due percorsi
Nessun corso è perfetto per tutti. Qui sotto un quadro onesto, pensato per chi parte da poca esperienza. Le valutazioni sono generali e riferite alla tecnica, non a presunti risultati garantiti.
| Criterio | Disegno con i Marker | Disegno con Gouache |
|---|---|---|
| Velocità di esecuzione | ✔ Molto rapida, asciuga in fretta | ✘ Più lenta, richiede mescolanze |
| Possibilità di correggere | ✘ Scarsa, il tratto è definitivo | ✔ Ampia, si costruisce a strati |
| Costo iniziale materiali | ✘ Set di marker più impegnativo | ✔ Si parte con pochi colori base |
| Resa grafica e pulizia | ✔ Segno netto, ottimo per illustrazione | ✘ Effetto più pittorico che grafico |
| Adatto a chi parte da zero | ✘ Meglio con un minimo di segno | ✔ Perdona di più gli errori |
| Colore pieno e coprente | ✘ Trasparente e stratificato | ✔ Opaco e corposo |
La lettura è semplice: i pennarelli premiano velocità e pulizia ma chiedono decisione, la gouache premia la libertà di correggere e il colore pieno ma chiede più pazienza. Non c'è un vincitore assoluto, c'è quello giusto per il tuo modo di lavorare.
Con quale delle due tecniche conviene iniziare
Se devi proprio scegliere una porta d'ingresso, ragiona sul tuo carattere oltre che sul risultato che ti piace. Chi tende al perfezionismo, chi ha bisogno di correggere e ripensare, di solito trova nella gouache un alleato: lo strato coprente permette di tornare sui propri passi senza ricominciare. Chi invece si blocca a furia di ripensamenti può trarre beneficio dalla disciplina del pennarello, che obbliga a decidere e ad accettare il segno. In questo senso la tecnica non è solo uno strumento, è anche un allenamento mentale.
C'è poi la questione pratica dello spazio e del tempo. I pennarelli si tirano fuori in un attimo, non sporcano, non chiedono acqua né asciugatura: ottimi per chi disegna in pausa pranzo o in treno. La gouache richiede un piano di lavoro, un bicchiere d'acqua, un minimo di ordine, ma ripaga con una materia che il pennarello non può dare. Chi ha uno spazio dedicato, anche piccolo, parte avvantaggiato con il colore ad acqua.
Un percorso sensato, per chi ha tempo, è provarle entrambe in sequenza: prima i pennarelli per imparare a pianificare le luci e a lavorare dal chiaro allo scuro, poi la gouache per aggiungere la libertà della correzione e la ricchezza del colore pieno. Le due competenze si rinforzano a vicenda, perché la pianificazione imparata con l'una rende più consapevole l'uso dell'altra. Qualunque sia la prima scelta, conta più finire qualche lavoro vero che accumulare esercizi lasciati a metà.
Dove approfondire e come iniziare oggi
Se stai muovendo i primi passi, il consiglio pratico è questo: dedica le prime settimane alla matita e ai fondamentali, poi scegli una tecnica a colore e restaci. Se ti attira il segno grafico e la velocità, parti dai pennarelli; se preferisci la materia e la possibilità di correggere, parti dalla gouache. In entrambi i casi, lo studio dal vero di oggetti semplici resta l'allenamento più onesto che esista.
Ricorda che nessun percorso trasforma nessuno in illustratore in una settimana: i corsi danno il metodo e gli esercizi, i risultati arrivano dalla pratica costante. Un'ora al giorno di esercizi mirati vale più di una maratona ogni tanto. E conserva i vecchi fogli: rivederli dopo qualche mese è il modo migliore per misurare i progressi.
Per vedere nel dettaglio programmi, materiali e a chi si rivolgono, parti dalle schede dei due corsi di Mitch Sanna e scegli quello più vicino al tuo obiettivo. Puoi anche sfogliare la sezione Crescita personale per confrontarli con altre proposte creative.
Corso di Disegno con i Marker e Corso di Disegno con Gouache: due strade diverse per portare il colore nei tuoi disegni, da scegliere in base al segno che hai in mente.
Domande frequenti
Quali sono i migliori corsi di disegno per chi parte da zero?
Non esiste un corso migliore in assoluto: i migliori corsi di disegno sono quelli adatti alla tua tecnica e al tuo obiettivo. Per chi parte da zero conviene prima allenare i fondamentali con la matita, poi scegliere un percorso verticale su una tecnica a colore come i pennarelli o la gouache. In questa guida confrontiamo due corsi di Mitch Sanna pensati proprio per aggiungere il colore al disegno.
Serve talento per imparare a disegnare?
Una predisposizione aiuta ma conta meno di quanto si pensi. Gran parte di ciò che chiamiamo talento è osservazione allenata e pratica costante. Con un metodo chiaro ed esercizi ripetuti i progressi arrivano a quasi chiunque, perché il disegno è un'abilità che si allena.
Meglio iniziare con i marker o con la gouache?
I marker danno un segno grafico rapido e pulito ma non si correggono, quindi chiedono decisione. La gouache è un colore opaco che copre e permette di rilavorare a strati, più indulgente con gli errori. La scelta dipende dal risultato che preferisci e da quanto spazio hai per lavorare.
Quanto tempo serve per imparare a disegnare?
Dipende soprattutto dalla costanza. Venti minuti al giorno rendono più di una sessione lunga ogni tanto. Con qualche ora a settimana i primi progressi su linea e chiaroscuro si vedono già nel primo mese, ma nessun corso garantisce un risultato: lo costruisce la pratica.
Che materiali servono per iniziare a disegnare?
Pochissimi: qualche matita di diversa durezza, una gomma, un blocco da schizzo e un temperino. Per il colore bastano un piccolo set di pennarelli oppure i colori primari di gouache con il bianco. La carta adatta a ogni tecnica conta più del numero di strumenti.
I corsi di disegno online funzionano davvero?
Sì, se propongono esercizi chiari e ripetibili con un risultato atteso con cui confrontarsi, non solo dimostrazioni dell'autore. Il video permette di rivedere il gesto al rallentatore, ma la correzione la devi fare tu, per esempio guardando il disegno a specchio per scoprire gli errori.
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